Museo della Civiltà Solandra

Caratteristiche: Visitabile
 
Servizi: Visite Guidate
 
 

 
 
 

Viale Marconi
38027, Malè, Italy

I costumi e le tradizioni della civiltà della Val di Sole negli strumenti della vita quotidiana.

Riuscito esempio di museografica locale, il Museo della civiltà Solandra raccoglie testimonianze e strumenti della cultura materiale tradizionale del territorio, con sezioni dedicate al sistema agrosilvo-pastorale, all’artigianato e all’ambiente domestico rurale. Continuamente arricchito con il contributo dei privati, il museo di Malé ricostruisce i principali momenti della vita del piccolo popolo reto-romanico della Val di Sole. Aperto nel 1979 e successivamente ampliato nel 1983, è ospitato nelle sale di una vecchia caserma austriaca ed è stato voluto e realizzato dal Centro studi per la Val di Sole.
In questo museo i costumi sociali del secolo scorso, in parte rimasti vivi anche oggi, trovano una felice interpretazione. Vi sono riprodotti i principali momenti di vita; i mezzi e i modi di sussistenza, principalmente l'agricoltura, la lavorazione del latte e il legname; le forme di artigianato e quindi le arti del falegname, del fabbro, del contadino, dell'allevatore, del tessitore, del ramaio, con un'accurata esposizione di attrezzi originali e la ricostruzione dei luoghi di lavoro. C’è anche la stùa, la camera più importante della casa solandra, proveniente dalla Val di Rabbi. Molto curata è anche la ricostruzione dell’ambiente cucina. Da segnalare la raccolta dei cimeli e degli acquarelli originali dell’abate Giacomo Bresadola, illustre micologo solandro, fondatore della moderna scienza dei funghi.

 

Orario:
15 GIUGNO - 15 SETTEMBRE e da NATALE all'EPIFANIA
Dalle ore 10.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 19.00
ALTRI PERIODI
Aperto solo previa prenotazione

 
 

Per informazioni

Centro Studi Val di Sole
Piazza Garibaldi, 6
38027 Malè, Italy
+39 (0463) 901272

Località:

 
 
scrive Feltri.... E quando si è visto che essa era refrattaria al «farmaco», l'hanno «bombardata» riuscendo nell'impresa di ucciderla a forza di aumentare la quantità del farmaco medesimo. Nel momento in cui si sono avvicinati a lei, il suo cuore si era già fermato. Deceduta. Ma si può essere tanto imbranati? Sì, si può esserlo anche di più. Difatti i geni trentini hanno acchiappato un cucciolo, gli hanno messo addosso non so che, allo scopo di renderlo rintracciabile, e lo hanno liberato. Cosicché il povero piccolo, che viveva in simbiosi con la madre e il fratellino, ora non ha più né l'una né l'altro, fuggito chissà dove. Uno scempio. Un monumento alla crudeltà. Una manifestazione inedita di insensibilità. A questo punto, due ipotesi. Se i cuccioli sopravviveranno - male - e cresceranno sul territorio senza essere educati dalla mamma, ne combineranno di ogni colore e saranno stecchiti a loro volta dagli intelligentoni trentini, le cui prodezze abbiamo descritto. Se invece soccomberanno prima di cadere in letargo, ciò avverrà in modo atroce. Condannare due orsacchiotti a perire tra orrendi tormenti è un crimine, che conferma una nostra idea: l'uomo fa talmente schifo che amarlo come se stessi è ingiusto, per non dire impossibile.
September 12 at 08:31PM · Mi piace
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