I Presidi Slow Food
CASOLÈT DELLA VAL DI SOLE
Un tempo in Val di Sole il Casolèt si produceva con il latte intero solamente in autunno, come scorta alimentare per l’inverno. Da formaggio di casa per eccellenza è diventato oggi una piccola grande rarità. Si consuma fresco dopo circa trenta giorni di stagionatura.
PUZZONE DI MOENA
Il segreto del Puzzone - così chiamato per l’intenso aroma - è la qualità del latte e la pratica della spugnatura giornaliera delle forme durante la stagionatura. Chiamato dai ladini “Spretz Tzaorì” è diventato presidio Slow Food. Questo formaggio viene ottenuto da latte crudo; se prodotto in estate porta una “M” di malga come marchio.
VEZZENA
La tradizione vuole che il Vezzena venga prodotto sull’omonimo altipiano nei caseifici di Lavarone e Folgaria. Da tavola e da grattugia, saporito e leggermente piccante, è un formaggio che può arrivare a una stagionatura di due anni, mentre gli aromi che sprigiona sono diversi a seconda del periodo del pascolo. Realizzato con latte crudo.
BOTIRO DEL PRIMIERO
Nel dialetto locale “botìro” significa burro e, ai tempi della Serenissima, il miglior burro in vendita a Venezia proveniva dagli alpeggi di Primiero, tra Dolomiti. L’accurata lavorazione consentiva di ottenere un prodotto di alta qualità. La produzione del botìro di malga a panna cruda viene riscoperta e rilanciata oggi da un Presidio Slow Food.
Le Dolomiti, oltre a offrire paesaggi di montagna unici al mondo, sono percorse dalla Strada dei Formaggi delle Dolomiti di Fassa, Fiemme e Primiero, dove potrai scoprire i profumi e i sapori delle malghe di montagna, grazie a formaggi come il Puzzone di Moena, il Nostrano di Fassa, il Dolomiti, il Fontal o il Caprino di Cavalese per la Val di Fiemme, i Nostrani, le ricotte, la caratteristica tosela nelle Dolomiti del Primiero.
LUCANICA TRENTINA
La lucanica stagionata, ha ricette diverse a seconda delle aree geografiche. Da gustare soprattutto insieme alla polenta e alla torta di patate, questo salume viene confezionato con carne fresca di suino, sale, pepe nero macinato, aglio tritato. La lucacnica rimane appesa a stagionare dai quaranta giorni ai tre mesi.
MORTANDELA DELLA VAL DI NON
La lavorazione è artigianale: le carni del maiale vengono appallottolate manualmente e adagiate su assi di legno cosparse di farina di grano saraceno. Dopo due o tre giorni di stagionatura se consumata cotta, e almeno un mese se cruda, la mortandela della Val di Non, Presidio Slow Food, viene gustata in abbinamento a polenta o verdure lessate.
Assieme al Casolet della Val di Sole, prelibato formaggio fresco, potrai trovare la Mortandela della Val di Non percorrendo la Strada della Mela della Val di Non e Val di Sole.
CIUÌGA DEL BANALE
Da autunno a marzo nella zona del Banale si produce questo insaccato fresco di carni miste, suine e bovine, e rape. La storia di questo prodotto, presidio Slow Food, racconta tempi difficili in cui le famiglie vivevano in estrema povertà e aggiungendo ai resti delle carni la rapa, si garantivano un minimo di carne nella dieta.
La ciuìga è un ottimo pretesto per divertirsi alla ricerca di sapori tipici, borghi sospesi nel tempo, come Rango o San Lorenzo in Banale, annoverati tra i più bei borghi d’Italia, seguendo la Strada del Vino e dei Sapori dal lago di Garda alle Dolomiti di Brenta.

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