Le rocce delle Dolomiti di Brenta raccontano…

Madonna di Campiglio

Vuoi toccare con la tua mano le rocce delle dolomiti?

Un’escursione nel cuore delle Dolomiti di Brenta, Patrimonio Mondiale Naturale dell’Umanità, leggendo le pagine di roccia scritte nei calcari di queste montagne formate nei mari tropicali di 230 milioni di anni fa.

Dal Passo del Grostè a Vallesinella, passando a ridosso delle Coste di Vallesinella e accanto alle numerose sorgenti che caratterizzano la struttura geologica di questa valle. Sarete accompagnati dagli ampi panorami sui grandi ghiacciai del Gruppo dell’Adamello.

 

Traccia del percorso:

• Partenza dal Rifugio Stoppani, al Passo del Grostè, raggiungibole con gli impianti di risalita di Madonna di Campiglio da Passo Campo Carlo Magno.
• Si segue il sentiero 301 in discesa verso il Rifugio G. Graffer.
• Quindi per il sentiero 382 e passando per Malga Vallesinella di Sopra, si arriva al Rifugio Vallesinella.
• Tramite bus navetta si rientra a Madonna di Campiglio e da qui con autobus a Passo Campo Carlo Magno.

Tappe

Acido!!!!

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Acque che scorrono in superficie scompaiono inghiottite nel sottosuolo. È l'azione erosiva carsica che dà luogo alla formazione di un ambiente sotterraneo fiabesco, con fiumi, cunicoli, enormi grotte, e che modella in modo
suggestivo la superficie terrestre, come quella che si osserva al Passo del Grostè. Il fenomeno si realizza quando l’acqua leggermente acidula, come quella piovana arricchita di piccola quantità di anidride carbonica (CO2), incontra rocce composte da carbonato di calcio (CaCO3). L'acqua acida scioglie così il carbonato di calcio, trasformandolo nel solubile bicarbonato (Ca(HCO3)2). Questa reazione è reversibile, cioè dal bicarbonato si può formare nuovamente il carbonato sotto forma di stalattiti e stalagmiti. Le forme erosive carsiche superficiali qui più diffuse, formate per lo scioglimento del carbonato di calcio, sono i campi solcati, solchi profondi al massimo qualche metro, quasi paralleli e talvolta separati da creste che possono essere aguzze e taglienti.

Uno sguardo sull’Adamello

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Lungo il sentiero, lo sguardo volge inevitabilmente a ovest, verso il Gruppo dell’Adamello con i suoi estesi ghiacciai. Sono i più grandi della Provincia di Trento. La slanciata e isolata piramide è quella del Carè
; Alto (3.462 m). Alla base del suo versante nord si trova il Ghiacciaio di Lares. Con una superficie di 500 ettari è il terzo ghiacciaio del gruppo dell’Adamello. Nel terreno argilloso di questo tratto di sentiero si possono osservare piccoli minerali argentati, simili a pagliuzze millimetriche. Sono le miche, minerali presenti nelle rocce del Gruppo dell’Adamello e trasportati dal vento fino a qui durante i passati periodi interglaciali.
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Il castelletto di mezzo, un freezer naturale

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Guardando a sinistra si può notare la guglia del Castelletto di Mezzo. Sulla sua parete, a circa 2.450 m di quota, si trova l’ingresso di una grotta scoperta nel 1964. Alla fine della grotta, che supera di poco i 1000 metri di
lunghezza e i 50 metri di dislivello, si trova un’ampia sala, detta “il Duomo” che ospita uno spettacolare muro di ghiaccio stratificato alto quasi 25 metri. Studi recenti hanno permesso di spiegare questa singolare presenza. Il ghiaccio ha cominciato a formarsi verso la prima metà del 1500, all’inizio della Piccola Età Glaciale, il periodo freddo che ha interessato le Alpi fino a circa metà dell’800. A causa delle basse temperature all’interno della grotta, l’acqua circolante gelava, determinando il progressivo accrescimento del muro di ghiaccio che ha continuato ad ingrandirsi fino alla fine degli anni ’80 del secolo scorso.Da quel momento in poi si è registrata una progressiva e inesorabile diminuzione del suo volume che, considerato l’andamento climatico attuale, porterà alla sua completa scomparsa nell’arco di pochi decenni.

L’acqua c’è ma non si vede

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L’alta Vallesinella rappresenta il vasto bacino di raccolta delle acque, o bacino idrogeologico, che alimenta le sorgenti di Vallesinella poste alcune centinaia di metri più in basso. Si tratta di un’area carsica di circa
12 km2 delimitata a est da Passo Grosté e Cima Brenta, a nord dall’Altipiano dello Spinale e a sud da Cima Freddolin. L’acqua piovana o derivante dalla fusione della neve scorre solo per brevi tratti in superficie. Rapidamente si infiltra nel sottosuolo catturata dalla fitta rete di fessure che pervade per centinaia di metri di profondità gli strati di Dolomia Principale, una roccia sedimentaria carbonatica formatasi circa 220 milioni di anni fa. Questo reticolo sotterraneo si è originato dalle numerose fratture delle rocce. La progressiva dissoluzione della roccia, operata dallo scorrere dell’acqua, allarga continuamente la rete di fessure formando un vero e proprio serbatoio naturale in cui si accumulano e transitano enormi volumi d’acqua.

Le fonti d’acqua

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L’acqua, dopo che si è infiltrata nella roccia alle quote più elevate e aver viaggiato nel sottosuolo, può fuoriuscire da una fessura nella roccia, formando una sorgente carsica.È il caso delle Cascate Alte
di Vallesinella, alimentate da un gruppo di sorgenti carsiche poste tra 1550-1615 m di quota, dalle quali nasce il Sarca di Vallesinella. L’acqua, che viaggia nel cuore dell’Altipiano dello Spinale, fuoriesce più in basso dalle fessure orizzontali che separano gli strati di Dolomia Principale.Nell’arco dell’anno le cascate cambiano aspetto poiché le sorgenti carsiche hanno un regime tipicamente stagionale. Al disgelo primaverile o in occasione di abbondanti precipitazioni tutte le sorgenti sono attive e gonfie d’acqua; in inverno o in periodi siccitosi possono addirittura scomparire. Solo le sorgenti più basse sono perenni, mentre le più alte si innescano progressivamente, funzionando come valvole di sfogo in occasione di particolare abbondanza di acqua. Le variazioni giornaliere del flusso di acqua sono invece legate alla fusione della neve e del ghiaccio che è minima all’alba e massima nel tardo pomeriggio.